Stufe a pellet in condominio

Stufe a pellet in condominio

Efficienti, economiche e di facile gestione: tre caratteristiche che fanno delle stufe a pellet un ottimo sistema di riscaldamento per ambienti chiusi. Molto dipende, ovviamente, dal tipo di ambiente da riscaldare e dalle sue dimensioni, ma i vantaggi legati a questo sistema sono, come vedremo, notevoli. E la cosa non riguarda solo chi vive in un’abitazione indipendente. Parleremo infatti anche di stufe a pellet in condominio, con particolare attenzione alle norme da rispettare per la loro installazione.

Cos’è il pellet

La stufa a pellet è un’unità che produce calore a partire dalla combustione del pellet, ovvero cilindretti ottenuti col materiale di scarto della lavorazione del legno. Si tratta prevalentemente di segatura pressata e compattata grazie alla lignina, una sostanza naturalmente presente nel legno, che permette quindi di ottenere un materiale solido senza l’uso di colle o additivi chimici. Questo rappresenta già un primo punto a favore del pellet: la naturalezza del prodotto. Non è escluso che in vendita si possa trovare anche materiale di scarsa qualità, l’importante è saperlo riconoscere. In genere un pellet di buona qualità è di colore tendenzialmente bianco e uniforme. Troppe sfumature potrebbero essere indice della presenza di vernici o altre impurità. È importante poi che i cilindretti siano asciutti, senza tracce di umidità. Un pellet ben asciutto brucia più facilmente e si traduce in una resa migliore della stufa. Il pellet viene generalmente venduto in sacchi da 15 kg, il cui costo si aggira, in media, sui 4 euro.

Come funziona una stufa a pellet

Le stufe a pellet più diffuse sono alimentate elettricamente: una resistenza sviluppa calore, che viene convogliato da una ventola all’interno di una camera di combustione. Qui i cilindretti di pellet bruciano e si genera quindi il calore, che viene propagato all’esterno, mentre i fumi di scarto sono indirizzati verso il tubo di scarico. C’è un sistema automatico che permette alla stufa di alimentarsi da sola, almeno per qualche ora. La durata dell’autonomia dipende da vari fattori, tra cui la capacità del serbatoio, ovvero l’unità dove riversare il pellet. Da qui poi i cilindretti vengono indirizzati automaticamente verso la camera di combustione in modo graduale, fino allo svuotamento del serbatoio stesso.

Regole e norme di riferimento

Installare stufe a pellet in condominio si può, ma occorre rispettare delle normative e leggi di riferimento. In particolare, la norma UNI 10683/2012 definisce come posizionare le condotte di scarico, che devono osservare delle distanze minime di sicurezza da porte, finestre, balconi e altre strutture infiammabili. La stessa norma definisce, inoltre, quali caratteristiche (materiale, forma e dimensioni) deve avere il canale che convoglia i fumi di scarto verso la canna fumaria. Quest’ultima rappresenta un elemento imprescindibile per l’installazione di stufe a pellet in condominio. Il Decreto Legislativo 179/2012 stabilisce, infatti, che per le stufe lo scarico dei fumi debba avvenire sempre a tetto. Se ci riferiamo a un’unità condominiale, quindi, diventa fondamentale l’allacciamento alla canna fumaria.

Quali vantaggi?

Installare una stufa a pellet può portare un vantaggio in termini di consumi. Molto dipende dalle dimensioni e dalle caratteristiche dell’ambiente da riscaldare. In parte dipende anche dalle nostre necessità e, in particolare, da quanto tempo vogliamo tenere in funzione l’impianto di riscaldamento. A titolo d’esempio, si tenga comunque conto che, per mantenere riscaldato 12 ore un appartamento di circa 60 mq, si stima un risparmio giornaliero di circa 2 euro utilizzando una stufa a pellet anziché la classica caldaia alimentata a metano. Risparmio che diventa di 60 euro nell’arco di un mese.

Un’altra caratteristica che rende il riscaldamento a pellet particolarmente vantaggioso è l’efficienza energetica. Con un pellet di buona qualità, il rendimento può arrivare sino al 90%. Tradotto: solo il 10% della potenza erogata dalla stufa si perde, il resto è tutto trasformato in calore.

In un’analisi costi/benefici bisogna ovviamente tenere conto anche di quanto costa installare una stufa a pellet. In commercio ne esistono di vari modelli, con prezzi che vanno da circa 700 euro fino a 3000 euro. Una delle caratteristiche da tenere in considerazione è la potenza, che va scelta in base alla dimensione dell’ambiente che vogliamo riscaldare. Per un ambiente di 100 mq, la potenza ideale è di 12 kW. Se si considera che i modelli in vendita vanno dai 2 kW a 100kW, si deduce che, per un appartamento di medie dimensioni, ce la si può cavare senza spendere troppo.

C’è, infine, da considerare il costo d’installazione. Qui entriamo in un campo molto soggettivo, dove entra in gioco il fattore umano della correttezza e dell’onestà dell’installatore cui scegliamo di rivolgerci. Mediamente installare una stufa a pellet con impianto a norma dovrebbe costare intorno ai 500 euro.

Bonus fiscali

Installare una stufa a pellet comporta anche sgravi a livello fiscale. Si può, infatti, detrarre dal 50% al 65% della spesa sostenuta, a seconda che l’installazione rientri nella casistica di ristrutturazione edilizia o in quella degli ecobonus. Se l’installazione avviene a seguito di interventi di ristrutturazione dell’unità immobiliare, è prevista una detrazione Irpef del 50% su un massimo di 96mila euro. Il rimborso avviene tramite dichiarazione dei redditi e viene frazionato in 10 quote di pari valore, riconoscibili a partire dall’anno successivo a quello dell’installazione. Se, invece, scegliamo di installare una stufa a pellet per migliorare l’efficienza energetica della casa, possiamo beneficiare dell’ecobonus, che per il 2019 permette di detrarre fino al 65% su una spesa massima di 30mila euro.

Per poterlo ottenere però occorre, innanzitutto, che la stufa abbia un rendimento dall’85% in su e in secondo luogo che l’impianto sia certificato da un tecnico abilitato. A installazione completata, il tecnico deve quindi rilasciare una dichiarazione di conformità alle norme di legge fissate in materia, che va trasmessa a ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) entro 90 giorni.

Per beneficiare dell’ecobonus bisogna inoltre allegare il cosiddetto “bonifico parlante”, completo cioè dei dati anagrafici e fiscali sia di chi ordina il pagamento, sia di chi lo riceve. Installare una stufa a pellet può dunque essere una buona soluzione, che permette di avere una casa riscaldata con consumi ragionevoli, a fronte di una spesa contenuta e detraibile a livello fiscale. E, aspetto non secondario, con un occhio all’ambiente: il pellet è fondamentalmente un materiale di scarto, che, invece di diventare rifiuto, viene sfruttato, evitando così di consumare altre risorse, come il metano. Tutti motivi per cui le stufe a pellet in condominio sono una soluzione da valutare e su cui ci auguriamo di avervi dato tutti gli elementi per farlo.

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