Quale condizionatore scegliere?

Quale condizionatore scegliere?

Una mini-guida per capire quale condizionatore scegliere tra le tante tipologie sul mercato: questo l’obiettivo che ci proponiamo con l’articolo di oggi. Ritenuti ormai essenziali per godere di una temperatura piacevole all’interno del proprio appartamento, i condizionatori vivono una fase di crescita continua. Nel solo 2018, le vendite hanno registrato un aumento dal 2,5% a oltre il 20%, a seconda della tipologia (dati Assoclima). Ne esistono fissi, portatili, monoblocco, split, con sistema a pompa di calore e con vari livelli di rumorosità e consumo. Una vera e propria giungla in cui non è facile districarsi. Cerchiamo di analizzare nel dettaglio le differenze e avere così degli elementi per capire meglio quale condizionatore scegliere per la propria casa.

Fisso o portatile?

La prima distinzione importante è tra condizionatori portatili e fissi. Quelli portatili sono delle unità che possono essere spostate manualmente da una stanza all’altra. Quelli fissi sono, invece, dei veri e propri impianti che prevedono una o più unità da fissare a parete.

Condizionatori portatili

Si tratta, in genere, di unità intorno al metro di altezza, dotate in certi casi di ruote per agevolare lo spostamento da una stanza all’altra e di un tubo flessibile da collegare all’esterno della casa. Attraverso questo collegamento si espelle l’aria calda interna alla casa e si aspira quella esterna per il raffreddamento.

Hanno dalla loro il vantaggio della flessibilità. Se la necessità è regolare il clima di un solo ambiente, lo si può facilmente collocare al suo interno e lasciarlo agire. Lo svantaggio di questi condizionatori è rappresentato, invece, dalla rumorosità e dai consumi elettrici piuttosto elevati.

Condizionatori fissi

I condizionatori fissi sono, invece, dei veri e propri impianti. Possono essere split o monoblocco. Questi ultimi hanno un solo elemento da installare a ridosso di una parete perimetrale dell’edificio, in modo da poter avere uno sbocco per lo scambio d’aria con l’esterno. Gli split sono, invece, dotati di uno o più elementi interni da collegare a una o anche più unità esterne. In pratica, il motore esterno, che viene solitamente installato sul balcone o sulla facciata esterna, a ridosso del balcone stesso o di una finestra, si occupa dello scambio d’aria. Le unità interne, invece, convogliano l’aria opportunamente refrigerata negli ambienti in cui sono fissate. In base al numero di unità interne di cui è costituito, si parla di sistema mono, dual o multi split.

Gli impianti di climatizzazione fissi possono essere a gas refrigerante o ad acqua refrigerata. Nel primo caso, è il gas caricato all’interno di un apposito serbatoio a raffreddare l’aria aspirata dall’esterno. In questo caso, se non ci sono perdite o guasti, non è necessario ricaricare. Il gas rimane presente e sempre attivo. Quelli ad acqua refrigerata, invece, necessitano di essere ricaricati. Qui è dal processo di raffreddamento dell’acqua che si ottiene l’abbassamento della temperatura dell’aria immessa poi negli spazi interni.

Quali caratteristiche?

Nel valutare quale condizionatore scegliere, ci sono diversi fattori da tenere in considerazione. Dimensioni dell’ambiente di cui vogliamo regolare il clima, rumorosità, costi e consumi sono gli elementi decisivi per determinare qual è la scelta che fa al caso nostro.

Potenza

Primo aspetto di cui tenere conto è la potenza. Ci sono condizionatori con capacità molto diverse tra loro. Va da sé che più un apparato è potente, maggiore sarà la sua capacità di climatizzazione. La valutazione va dunque fatta in base alle dimensioni dell’ambiente da climatizzare, che può essere unico o composto da più stanze. In quest’ultimo caso la scelta di un impianto dual o multi split è quasi obbligata e diventa importante anche decidere dove collocare le unità interne. In ogni caso, occorre scegliere una potenza adeguata alla cubatura (ovvero lo spazio volumetrico, che si ottiene moltiplicando la superficie per l’altezza) dell’ambiente: casa, ufficio o capannone che sia.

Classe energetica

La classe energetica di un impianto si traduce nei consumi prodotti. Migliore è la classe energetica, minore sarà l’impatto in bolletta. Gli apparati caratterizzati da una migliore classe energetica costano di più. Ma la spesa sostenuta in fase d’acquisto può rientrare facilmente e tradursi, alla lunga, in un risparmio, a seconda di come e quanto usiamo il condizionatore. Tra un vecchio modello in classe G (la più bassa) e uno in classe A+++ (quella associata alla migliore efficienza energetica) possono ballare anche qualche centinaio di euro di consumi elettrici annui. Non è, tuttavia, un calcolo facile, dal momento che occorre considerare il tempo di utilizzo, l’isolamento dell’ambiente dall’esterno e, come detto, il volume dello spazio da climatizzare. 

Rumorosità

L’aspetto della rumorosità non è da sottovalutare. Avere un impianto che fa il suo lavoro di climatizzazione nel modo più silenzioso possibile è un sollievo per noi e ci evita, al tempo stesso, possibili contenziosi coi vicini di casa. Il rumore emesso si misura in Decibel (dB) e valori superiori ai 60 dB possono già risultare disturbanti. Per non arrecare fastidio, un condizionatore dovrebbe produrre meno di 30 dB. Alcuni modelli garantiscono livelli di silenziosità migliori, attestandosi sotto i 20 dB.

Sistemi a pompa di calore

Quando si parla di impianti di climatizzazione, siamo abituati a pensare esclusivamente al raffrescamento degli ambienti. In realtà molti sistemi prevedono la modalità di funzionamento a pompa di calore. Si tratta, in sostanza, di impianti in grado di immettere aria fredda quando la temperatura tende ad alzarsi e aria calda quando la temperatura si abbassa. Sistemi di questo tipo sono quindi funzionali anche nella stagione invernale per il riscaldamento della casa. E in alcuni casi possono rivelarsi più vantaggiosi del riscaldamento a gas.

Tecnologia inverter

Oltre agli impianti di climatizzazione con la classica modalità di accensione/spegnimento, da azionare manualmente al bisogno, ci sono gli apparati basati sulla tecnologia inverter. Una modalità che consente di impostare una temperatura ideale, che l’impianto stesso garantirà in maniera automatica. Portiamo l’esempio di volere una temperatura di 21 °C. Se il sensore rileva il superamento di questa soglia, si azionerà il sistema di raffreddamento. Qualora, invece, la temperatura interna scendesse al di sotto del valore impostato, entrerebbe in azione la pompa di calore. Una volta ripristinati i 21°, l’apparato si spegne.

Sistemi intelligenti con controllo da remoto

Abbiamo già trattato di recente il tema delle cosiddette case intelligenti grazie alla domotica. Anche nell’ambito dei sistemi di condizionamento ci sono impianti dotati di tecnologia wi-fi, che possono essere azionati a distanza, regolando la temperatura che si desidera. Nel caso di sistema multi-split, la gestione da remoto permette anche di azionare il condizionatore in uno o più ambienti alla volta. Questo consente, ad esempio, di regolare la temperatura della sola camera da letto, escludendo invece le altre stanze.

genti grazie alla domotica. Anche nell’ambito dei sistemi di condizionamento ci sono impianti dotati di tecnologia wi-fi, che possono essere azionati a distanza, regolando la temperatura che si desidera. Nel caso di sistema multi-split, la gestione da remoto permette anche di azionare il condizionatore in uno o più ambienti alla volta. Questo consente, ad esempio, di regolare la temperatura della sola camera da letto, escludendo invece le altre stanze.

Costi e incentivi

In un panorama così vasto, la spesa per un condizionatore può essere molto diversa a seconda del modello scelto e delle sue funzionalità. I meno costosi sono, in genere, i condizionatori portatili, i cui prezzi oscillano tra 200 e 1000 euro. Gli impianti fissi, invece, vanno da un minimo di 400 euro fino a oltre 1000 euro, a seconda del numero di unità di cui si compongono. Vanno poi considerati anche i costi di installazione e degli eventuali interventi di manutenzione.

Detrazioni fiscali 2019

Installare un impianto di climatizzazione può beneficiare delle detrazioni fiscali, che la legge di stabilità ha prorogato a tutto il 2019. La detrazione consiste in un rimborso Irpef ottenibile attraverso la dichiarazione dei redditi nei dieci anni successivi a quello dell’installazione. Per gli interventi di ristrutturazione edilizia, sono previste detrazioni del 50% della spesa sostenuta, fino a un massimo di 48mila euro. Per beneficiare, invece, del cosiddetto Ecobonus, l’installazione deve rientrare nel quadro di un progetto di riqualificazione energetica dell’intero immobile. In questo caso la detrazione prevista arriva sino al 65% della spesa sostenuta.

Gli incentivi sono rivolti unicamente a quegli interventi orientati al risparmio energetico, che significa anche minor impatto ambientale. Vale quindi soltanto per impianti che contribuiscono a migliorare la classe energetica dell’appartamento o dell’edificio che sia. Optare per un sistema di climatizzazione di classe A+++ può dunque rappresentare un investimento.

NORME E LEGGI DI RIFERIMENTO

In una panoramica utile a chiarire le idee su quale condizionatore scegliere, non può mancare un accenno anche a norme e leggi di riferimento in materia. Cosa che interessa soprattutto le unità condominiali, ma che può riguardare anche altre realtà.

Cosa dice il Codice Civile

Abbiamo già approfondito il tema dei limiti da rispettare nell’installazione di impianti di climatizzazione. Vale la pena ricordare che le leggi di riferimento sono soprattutto l’articolo 1122 e l’articolo 1102 del Codice Civile. Il primo vieta di eseguire opere o interventi che alterino la sicurezza, la stabilità o il decoro architettonico dell’edificio. Il secondo chiarisce, invece, che ciascun condomino può servirsi della cosa comune, a patto di non cambiarne la destinazione d’uso e di non impedirne il godimento da parte degli altri condomini. Quest’ultimo articolo interessa soprattutto le realtà condominiali e si riferisce in particolare a impianti con unità esterne, che possono andare a interessare la facciata condominiale.

Regolamento condominiale

In una realtà condominiale occorre innanzitutto accertarsi che non ci siano divieti imposti da un regolamento di tipo contrattuale. In questo caso, per installare un sistema di climatizzazione, bisognerebbe prima eliminare la norma che lo vieta. E, come abbiamo visto più volte, per modificare il regolamento condominiale di tipo contrattuale (sottoscritto, cioè, da tutti i proprietari all’atto dell’acquisto) occorre l’unanimità dell’assemblea dei condomini. Diversamente, se si tratta di divieto contenuto in un regolamento condominiale non contrattuale, è sufficiente votare la modifica a maggioranza.

Il regolamento può anche contenere l’obbligo di ottenere il consenso dell’assemblea all’installazione o, più semplicemente, di darne previa comunicazione all’amministratore.

Regolamento comunale

Altro aspetto con cui può capitare di dover fare i conti è il regolamento comunale. Possono esserci amministrazioni comunali che vietano l’installazione di impianti di climatizzazione con unità esterne. Provvedimento che può riguardare, ad esempio, edifici di particolare interesse storico o culturale. Il divieto, concepito in genere per non deturpare l’aspetto della costruzione, diventa allora vincolante. In questo caso, la scelta sarebbe obbligata e ricadrebbe su impianti di condizionamento interni o portatili.

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