Il problema dei piccioni è una realtà…

Sono tanti, abitudinari, amano nidificare e riprodursi anche in prossimità delle abitazioni, che spesso imbrattano coi loro escrementi, e possono rappresentare un pericolo per la salute dell’uomo: il problema dei piccioni è una realtà con cui tocca spesso fare i conti. E la cosa interessa sia le aree urbane che i condomini. Qui il problema può riguardare sia le aree comuni, sia le singole abitazioni. E, come sempre, in una realtà condominiale è più difficile arrivare a una decisione su quali provvedimenti adottare, specie se il problema riguarda singoli proprietari e non l’intero condominio. Con l’articolo di oggi proveremo a fare chiarezza su come affrontare e risolvere il problema dei piccioni.

Il problema dei piccioni nelle aree urbane

Secondo i dati di uno studio condotto dalla Società Nomisma alcuni anni fa, si stimava che la popolazione mondiale di piccioni fosse compresa tra i 170 e i 340 milioni di esemplari, con un rapporto capace di arrivare, nelle aree urbane, a un piccione ogni 10/30 abitanti. Numeri che servono a dare un’idea della dimensione del fenomeno. Il problema dei piccioni nelle aree urbane riguarda non solo l’imbrattamento di edifici e monumenti storici, ma anche le conseguenze per la salute delle persone. Nonostante la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) sostenga che non ci siano particolari pericoli, a patto di lavare bene le mani e i cibi che possono essere venuti a contatto coi piccioni, di diverso avviso è l’ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani). Quest’ultima spiega come il piccione possa ospitare tra le sue penne parassiti, quali le zecche, che possono diventare causa di diffusione di microrganismi in grado di contaminare alimenti o superfici di contatto. La salmonella ne è l’esempio più classico. Come se non bastasse poi, le feci del piccione possono sviluppare funghi in grado di diffondersi nell’aria e, a seguito di inalazione, causare allergie.

Quali soluzioni?

Il già citato studio Nomisma evidenziava come la spesa affrontata dai comuni italiani per far fronte al problema dei piccioni si aggirasse tra i 132 mila e i 189 mila euro l’anno. Installazione di dissuasori, emettitori di suoni che riproducono il verso di rapaci, ingaggio di falconieri: le soluzioni adottate sono tanto varie, quanto spesso vane. La LIPU stessa ha messo a punto un decalogo di comportamenti mirati soprattutto a limitare le opportunità che i piccioni possano trovare siti buoni per nidificare e per ridurre il cibo a loro disposizione. Quest’ultimo aspetto è una delle principali cause della diffusione dei piccioni in città, dove trovano tanto cibo, sia tra i rifiuti, sia a causa di chi li alimenta. A questo proposito, diverse amministrazioni comunali hanno fatto ricorso a multe per chi dà da mangiare ai piccioni.

Il problema dei piccioni in condominio

Il problema dei piccioni riguarda spesso anche le realtà condominiali. I piccioni, infatti, trovano spesso siti dove nidificare a ridosso di balconi, cornicioni, tetti e canne fumarie. In questo caso i condomini possono porre il problema all’attenzione dell’assemblea, facendo in modo che sia inserito nell’ordine del giorno. È l’assemblea condominiale, infatti, a doversi pronunciare su eventuali installazioni antipiccione. Le soluzioni maggiormente diffuse in ambito condominiale sono i dissuasori, che possono essere di tipo meccanico (come aghi in acciaio da applicare su davanzali e cornicioni o reti antintrusione), elettrici (come la stesura di cavi che trasmettono una scossa per contatto) o a ultrasuoni. In ogni caso, si tratta di innovazioni atte a migliorare la sicurezza e la salubrità dello stabile (come da Articolo 1120 del Codice Civile), per le quali è richiesta l’approvazione della maggioranza degli intervenuti all’assemblea pari ad almeno la metà del valore in millesimi dell’edificio (Art.1136 del Codice Civile). Le eventuali spese sostenute vanno poi suddivise tra tutti i condomini in base al criterio dei millesimi (come da Articolo 1123 del Codice Civile). Più l’appartamento è grande, maggiore sarà la quota con cui il proprietario dovrà contribuire.

Soluzioni individuali come ultima spiaggia

L’iniziativa del singolo condomino può incontrare, tuttavia, delle difficoltà. Come nel caso d’installazione di una pensilina per proteggere il balcone da escrementi e piume di piccioni. Qui l’iniziativa del singolo, anche se approvata dall’assemblea, può essere impugnata da una minoranza di condomini. L’aspetto su cui può essere contestata l’opera è quello dell’alterazione del decoro dell’edificio. In questo caso, tuttavia, è il giudice a dover eventualmente pronunciarsi. In alternativa, un’altra soluzione adottabile individualmente è l’utilizzo di mangime antifecondativo. Si tratta di una scelta già attuata da alcune amministrazioni comunali, che porta sterilizzare i piccioni, evitandone la riproduzione e limitandone quindi la diffusione. Una soluzione che ci sentiamo, tuttavia, di considerare come ultima spiaggia, quando cioè l’assemblea non riesce a raggiungere una decisione a fronte di situazioni di effettiva necessità. A questo proposito, va citato il caso di un condominio di Como, che ha visto l’intervento dell’amministrazione comunale. Dopo che il comando di polizia locale aveva accertato come l’edificio fosse infestato da una colonia di piccioni, soprattutto a causa del comportamento di una condomina, che era solita dar loro da mangiare, il sindaco aveva emesso un’ordinanza urgente. Il provvedimento, oltre a vietare ai condomini di nutrire i piccioni, imponeva, entro 15 giorni dalla sua emissione, un intervento di pulizia di tutti gli ambienti che erano stati oggetto di nidificazione e imbrattati dal guano dei volatili.

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