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Danni da caduta scale, chi paga?

Danni da caduta scale, chi paga?

Parliamo oggi di danni da caduta scale, con particolare riferimento infortuni e attribuzione di responsabilità. Cosa succede quando un condomino o una terza persona estranea al condominio cade sulle scale e si procura danni fisici? Chi ne paga le conseguenze? Il condominio può essere ritenuto responsabile? Cerchiamo di fare chiarezza, prendendo spunto da alcune recenti sentenze in materia.

La responsabilità di custodia delle parti comuni

Per prima cosa va chiarito che è responsabilità del condominio garantire la sicurezza delle parti comuni dell’edificio, come da ex articolo 2051 del Codice Civile. Significa dover provvedere alla regolare pulizia e manutenzione di quei beni e servizi elencati dall’articolo 1117 del Codice Civile, tra cui rientrano, appunto, le scale condominiali. Alla luce di questo cosa succede nei casi di danni da caduta scale?

Il caso del corrimano difettoso

Un caso recente è quello che ha visto una condomina chiamare in causa il condominio in seguito alla sua caduta per le scale. Nella fattispecie, la donna contestava la particolare conformazione del corrimano, dall’estremità superiore, a sua detta, troppo spigolosa. Secondo la sua tesi accusatoria, nel momento in cui ha perso l’equilibrio, cercando sostegno nel corrimano stesso, avrebbe lasciato la presa proprio per la sensazione di taglio trasmessale. Questo avrebbe dunque provocato la caduta e i danni fisici subiti.

La sentenza del Tribunale di Parma, pronunciata il 3 dicembre 2019, ha tuttavia rigettato la domanda di risarcimento. Non è stata, infatti, riconosciuta alcuna responsabilità a carico del condominio. La motivazione del corrimano tagliente non ha trovato riscontro. Non c’erano segni di tagli o escoriazioni sulla mano della donna, né, a seguito di opportune verifiche tecniche, è stato riscontrato un difetto di progettazione del corrimano stesso. Il condominio, e nella fattispecie l’amministratore condominiale, è stato dunque sollevato da ogni responsabilità senza dover fornire prove a sua discolpa. 

L’elemento chiave: il nesso di causalità

Al contrario di quanto accaduto nel caso sopracitato, ci sono situazioni in cui il condominio è chiamato a fornire prove a sua discolpa. Succede quando il soggetto che ha subito danni da caduta scale riesca a dimostrare il cosiddetto nesso di causalità. Le scale condominiali sono di per sé un bene statico.

A renderle un pericolo per l’incolumità delle persone possono essere dunque solo la modalità di utilizzo o le condizioni in cui versano. La vittima di danni da caduta scale che vuole addebitare responsabilità al condominio deve quindi innanzitutto dimostrare che l’episodio non è avvenuto a causa di una sua condotta sconsiderata o maldestra. Deve cioè portare prove sufficienti a sostenere che la caduta è stata provocata proprio da una particolare condizione delle scale.

E’ il caso, ad esempio, della sentenza n.8070 del 29/5/2015 emessa dal Tribunale di Napoli. Qui il danneggiato sosteneva di essere caduto dalle scale per via di chiazze d’olio sui gradini rese poco visibili dalla scarsa illuminazione. A sostegno di questa tesi aveva portato anche le testimonianze di altri condomini. In questo modo ha dimostrato che la caduta era legata proprio allo stato in cui versavano le scale. Ecco quindi il nesso di causalità, in presenza del quale il custode del bene, ovvero il condominio, viene chiamato in causa.

L’onere della prova

Per escludere la propria responsabilità il condominio avrebbe dovuto a sua volta dimostrare che le condizioni in cui versavano le scale e che hanno provocato la caduta fossero legate a un evento non prevedibile e non a una propria mancanza. Se, ad esempio, un gradino danneggiato da tempo e non segnalato è una negligenza del condominio, un gradino che cede improvvisamente può essere invece un caso fortuito.

Nel caso citato in precedenza, il Tribunale di Napoli ha condannato il condominio al risarcimento danni da caduta scale proprio perché non è stato in grado di dimostrare che si fosse trattato di caso fortuito. La presenza di chiazze d’olio sui gradini e la contemporanea carenza di illuminazione sono stati dunque imputati a cattiva custodia da parte del condominio stesso.

Al contrario, invece, di quanto accaduto nel caso che ha visto il pronunciamento della sentenza n.12744 della Corte di Cassazione. Una studentessa aveva chiamato in causa la società cooperativa per la quale svolgeva servizio in merito a una sua caduta dalle scale con conseguente distorsione della caviglia. Durante lo svolgimento di un servizio, non si sarebbe accorta dell’ultimo gradino, perdendo quindi l’equilibrio e procurandosi il danno fisico.

In questa circostanza, tuttavia, il giudice non ha riscontrato il nesso di causalità. Non è stata la mancanza di pulizia o di manutenzione della scala ad aver causato la caduta, quanto la condotta della ragazza. Motivo per cui alla società imputata è stata riconosciuta estranea al fatto, senza dover fornire prove di caso fortuito. In definitiva, abbiamo visto come, in caso di danni da caduta scale, la vittima che vuole vedersi riconosciuti dei danni deve innanzitutto dimostrare un nesso di causalità.

Ovvero, che la caduta è stata provocata dalla condizione intrinseca della scala, che può essere imputata a scarsa pulizia o manutenzione. In presenza del nesso di causalità, le responsabilità gravano su chi è custode del bene in questione.

Il condominio, nel caso appunto di scale condominiali, che rientrano tra le parti comuni. Per non essere costretto a pagare le conseguenze, al condominio spetta a questo punto l’onere di dimostrare il caso fortuito, cioè che la condizione in cui versavano le scale e che è stata riconosciuta come causa della caduta fosse dovuta a particolari circostanze non prevedibili o comunque non dovute a una mancanza di custodia.

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